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Il blocco del content creator

Ti è mai capitato di trovarti di fronte alla pagina bianca e non sapere cosa scrivere?

Questa paura ce lhanno tutti i content creator.

Che sia l’interfaccia minimale di WordPress o quella di Notion, che sia Google Doc o Word, o persino il prossimo post da scrivere sui social, tutti prima o poi abbiamo sperimentato una di queste due sensazioni: da una parte il giudizio degli altri su quello che scriviamo; dall’altra il vuoto e il blocco di non sapere cosa scrivere.

 Partiamo proprio da qui per trattare il tema di oggi

 

Il giudizio degli altri ci frena come content creator

Ricordo un post su LinkedIn dell’amico Andrea Mattiello in cui scriveva così:

“ll mio primo post su LinkedIn 💀

La sensazione, più o meno, è stata quella di entrare in una stanza piena di gente, chiudere la porta dietro di me facendo rumore ed essere improvvisamente fissato da tutti. 👀

Ecco, non proprio l’inizio migliore. 

Ho pensato a tutti i giudizi che avrei potuto ricevere e quanto fosse poco interessante quello che ho da dire.

Il risultato? 0 commenti e probabilmente pochissime persone ad averlo letto del tutto.

Pensare che fossero tutti lì pronti a giudicare il mio post è stato presuntuoso.”

 

Alza la mano se, anche tu almeno una volta ti sei trovata o trovato in questa situazione.

Lavoro nel digitale dal 1996 e sui social dal 2007 e vi posso assicurare che questo non solo è un timore condiviso, ma anche molto diffuso e che prova anche chi crea contenuti da anni.

Lo penso spesso anch’io prima di premere il pulsante “Pubblica” e mi chiedo “a chi potrebbe interessare quello che ho da dire? quello che penso?”.

Non sempre ho la risposta pronta, si sa ognuno di noi tende a innamorarsi dei suoi contenuti perché “ogni scarrafone è bell’a mamma soja”.

Il mio consiglio è “non cercare il post perfetto”, rischi di dedicare troppo tempo ad un contenuto che le persone vedranno forse per un massimo di 10 secondi.

Allentati sulla quantità, vivi ogni singolo messaggio come un piccolo esperimento e come tale potrebbe andar bene o andar male, non lo sai a priori, non lo sai fino a quando non provi.

Diceva Edison:

Io non ho fallito 5.000 esperimenti. Ho avuto successo 5.000 volte, gli insuccessi mi hanno insegnato che quei materiali non funzionavano.

 

Allo stesso modo, possiamo imparare molto dai nostri errori commessi nel creare contenuti e facendo tesoro proprio di questi sbagli, migliorandoci articolo dopo articolo.

Già questo cambio di prospettiva dovrebbe farci cambiare atteggiamento nei confronti del contenuto che stiamo creando, perché intanto entriamo a far parte di quella cerchia ristretta e privilegiata del 1% di persone che creano, diventando veri e propri content creator, mentre gli altri si limitano a commentare e interagire con cuoricini e pollici in su.

Solo grazie a questo lavoro continuo di creazione di contenuti diventiamo esperti della struttura del contenuto, che impariamo a assimilare post dopo post.

Quindi non sentirti in imbarazzo per i tuoi primi post, semplicemente lasciali andare, pubblicali e guarda cosa accade: le reazioni, le interazioni, poi decidi tu se interagire e rilanciare taggando altre persone.

Ricorda, ogni contenuto è casa tua e sei tu a dettare le regole.

Sempre pensando al giudizio degli altri, mi piace spezzare una lancia a favore dei contenuti che andrai a creare.

Nei miei workshop mi capita spesso di citare esempi di persone che hanno da poco iniziato a pubblicare su questo o quel social, che seguo proprio per il loro tono fresco e il loro sguardo giovane su queste piattaforme, che mi permette di cogliere sfumature e prospettive diverse.

Seguire nuove persone è un modo per uscire dalla gabbia dorata del “si è sempre fatto così” che vale anche sui social, terra di creativi e artisti.

Perché, se ci fai caso, dopo un po’ i post iniziano ad assomigliarsi tutti perché a volte prendiamo troppa ispirazione dai contenuti delle solite persone, invece guardando i contenuti di nuovi content creator, abbiamo la possibilità di cogliere spunti e novità preziosi per rompere i nostri stessi schemi.

 

La paura di non avere nulla da scrivere

Ora veniamo al secondo grande motivo del blocco del content creator: il non aver nulla da dire e da scrivere.

Ricordo qualche anno fa che, per aiutarci a superare questo stallo, diversi social network proponevano nel riquadro in cui inserire il testo dei suggerimenti tipo:

  • cosa stai facendo
  • cosa stai leggendo
  • dove sei
  • cosa guardi in tv

 

Twitter ti chiede “che c’è di nuovo”, Facebook mi chiede “A cosa stai pensando Davide?”, Instagram resta più neutro con “crea un nuovo post”, mentre il più interessante è LinkedIn che ci esorta con “Avvia un post”.

Credo che sia proprio questa frase di LinkedIn la chiave di tutto.

Avviare è qualcosa che richiama il mettere in moto, il far partire e sappiamo bene da quando abbiamo preso la prima lezione di guida per l’auto che la prima marcia è la più potente, è quella che fa cambiare lo stato di un veicolo da fermo a in movimento.

Ci vuole tanta energia e serve tutta nella fase iniziale e lo sappiamo bene se ci è capitato qualche volta di doverla spingere l’auto: il grosso della fatica sta nei primi metri.

Con i contenuti succede la stessa cosa.

Abbiamo bisogno di un trampolino di lancio da cui far spiccare il volo al nostro contenuto.

Ho già scritto di recente di “Come scrivere un articolo con Google” e di “Qual è la struttura di un buon contenuto?”, ma sul mio blog trovi molti altri spunti su questa tematica.

 

Oggi voglio darti un altro strumento ancora per partire da zero con i tuoi contenuti.

Facciamoci ispirare dai trending topic di Twitter, gli argomenti caldi del momento.

Ad esempio mentre sto scrivendo questo articolo vedo queste parole chiave:

  • #AngelinaJolie
  • #PaoloRossi
  • #PeschieraDelGarda
  • #Google
  • #NewAmsterdam

Intanto come prima cosa potete guardare se queste parole chiave sono anche treding topic su Google Trends, perché così potreste trovare altri spunti validi.

Oltre a questo approccio classico, di cui vi parlo in questa puntata “Come usare Google Trends per il content marketing”, potete usare queste parole come rampa di lancio per le vostre idee.

 

Angelina Jolie mi fa ad esempio pensare a “Tomb Raider” e mi chiedo: se il mio contenuto fosse il tesoro nascosto nella montagna, come potrei raccontare questo viaggio in modo avventuroso?

Se fossi Paolo Rossi, come potrei raccontare qualcosa in modo dissacrante e con la sua sfrontatezza?

 

Peschiera del Garda come ci potrebbe aiutare a scrivere un post?

Potrebbe essere una semplice chiamata all’azione: “mollo tutto, vado in un posto di villeggiatura e lì nel relax e nella pace, creo una decina di contenuti in pochi giorni”.

Oppure potrebbe essere il pretesto per un contenuto sul digital detox… e così via.

 

Google come ci potrebbe aiutare in modi meno convenzionali?

Potremmo partire dalle tante ricerche improbabili fatte dalle persone per parlare di questo o quell’argomento; oppure potremmo raccontare prodotti o servizi di Google che non tutti conoscono; oppure come certi prodotti e servizi possono essere usati anche in modi non convenzionali.

O ancora, potremmo spingerci oltre e chiederci e se fosse Google il creatore del nostro prodotto o servizio cosa farebbe?

 

New Amsterdam è una serie che parla di un gruppo di medici in ospedale: quali analogie ci potrebbero essere tra il loro mondo e il nostro?

Se guardi la serie è ancora più facile, potrebbe esserci un episodio in cui ti ha colpito in modo particolare una scena e puoi usare quindi un parallelismo tra quella situazione e la tua e raccontarla in un post.

 

Esplora anche tu le infinite combinazioni che Twitter con i sui trend è in grado di offrirti, davanti a te c’è un mondo di possibilità che aspetta solo di essere raccontato da te e scoprirai che diventare un content creator è più facile di quello che pensi.

Ascolta “#99. Il blocco del content creator” su Spreaker.

Foto da Depositphotos


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