Skip links

Detective a Domicilio

Sei stato per anni campione di Cluedo?
Quando guardi La signora in giallo capisci il colpevole prima di lei?
Quando guardi una serie crime, vorresti essere tu l’investigatore che risolve un caso?

Da oggi è possibile grazie a Detective a Domicilio.
Il primo sito web dove sei tu a risolvere un caso come un vero detective.
Il primo gioco interattivo in cui sei tu a scoprire il colpevole.

Oggi intervistiamo i 3 ideatori di questo innovativo prodotto editoriale: Cristiano, Francesco e Riccardo.

Cos’è Detective a Domicilio?

È un’idea che è partita da Riccardo. All’inizio avevamo pensato a un gioco in scatola, poi abbiamo cambiato rotta e ne è nato un gioco interattivo online, diverso dai soliti perché il giocatore non è un semplice personaggio ma è il vero protagonista di un’indagine da risolvere come un detective, grazie alle informazioni che riceve online. Da qui il nome “Detective a Domicilio”.

D: Come nasce? Raccontatemi la genesi di questa idea, di questo progetto.

In Italia c’è sempre stata una grande passione per il tema del crime. Come molti degli ultimi trend, questo è esploso dopo il 2020, nella pandemia, perché le persone cercavano nuovi modi di passare il tempo.

Abbiamo preso ispirazione da un gioco in scatola americano, scoprendo che in Italia e in Europa non c’era un format simile: la cosa affascinante era soprattutto il fatto di dover creare nuovi casi ogni mese.

Parlandone assieme, ci siamo resi conto che il passaggio immediato che ci avrebbe permesso di raggiungere più persone era quello di andare completamente in digitale e quindi abbiamo cominciato a lavorare in quella direzione. Banalmente attraverso delle e-mail, perché poi alla fine attualmente se andate su detective domicilio questo è il modo in cui si svolge il gioco: vi arrivano delle e-mail automatiche e voi giocate.

La particolarità è che non c’erano altri giochi simili in cui la persona diventasse detective, e in più si può giocare anche da soli.

D: Francesco ha un ruolo particolare in tutto questo…

Eh sì, io nella vita svolgo la professione di criminologo. Quindi il mio “true crime” è purtroppo quello di tutti i giorni: delitti, tribunali, comunità di recupero, carcere. Nell’ultimo periodo ho iniziato anche a fare il consulente per docu-serie, programmi televisivi, film.

Ho visto che c’è una grande richiesta di storie crime, e l’interesse verso alcuni meccanismi, con la necessità però di comprenderli e di divulgare la criminologia con un minimo di scientificità.

Allora ho deciso di partecipare a questo progetto per me assolutamente importante, dando un contesto realistico, un “pollice nero”, una profondità crime, in modo che le persone si divertano all’interno del nostro ecosistema inventato ma riconoscibile.

D: La mia sensazione, visto che ho iniziato un po’ a giocare anch’io, è di essere in un mondo in cui le storie sono collegate, dove tu hai una serie di personaggi che dopo alcuni episodi ritornano e questo ti fa capire che non sono episodi indipendenti, ma in qualche modo connessi, è così? E come nasce questa ambientazione?

Hai colto assolutamente l’idea della dimensione ambientale, cioè quello che noi vogliamo creare, sia dal punto di vista della storia che dei vari casi. È l’idea di un “ecosistema giallo”.

La nostra ambientazione è del tutto cittadina, quindi punta ad essere molto simile a quelle che sono le grandi metropoli, il nome di Big City richiama luoghi come New York, così come i crimini che raccontiamo ripescano nell’immaginario dei delitti metropolitani.

L’aspetto criminologico, quindi quello curato soprattutto da Francesco, e quello dello storytelling, delle trame e dell’avanzamento vanno di pari passo, come dicevi tu, l’ambientazione favorisce l’intreccio dei vari personaggi e delle varie storie. Insomma tutto è collegato.

D: Immagino che ci saranno anche la biblioteca, il giornale cittadino, cioè tutti quegli elementi che in tante indagini poi si rivelano strategici per trovare una risposta…

Abbiamo una cosa quasi rivoluzionaria: non solo il detective cerca di risolvere il caso con le abilità che ha già, ma abbiamo anche la scuola di detective interna al gioco, quindi l’utente è anche protagonista di un training presso una scuola di detective, che abita il nostro ecosistema immaginario, ma che è basata su regole realistiche.

Ci teniamo a questa invenzione perché ci è costata notti insonni e occhiaie!

Finora quante persone stanno utilizzando questa piattaforma?

Ad oggi abbiamo superato i 3500 utenti iscritti, siamo partiti a fine ottobre. Quindi c’è stata una forte crescita, questo è innegabile, no?

L’utenza è mediamente giovane: parliamo di Generazione Z. Ovviamente abbiamo anche persone un po’ più in là con gli anni, però mediamente il 70% dell’utenza è inferiore ai 24 e il restante a salire.

Attualmente stiamo utilizzando soprattutto Instagram per farci conoscere e sta funzionando molto, molto bene.
Probabilmente il fatto che il crime sia un argomento quasi mainstream e non per una piccola nicchia ha contribuito a questo successo.

D: Io sto giocando e non mi avete chiesto 1 euro, quindi diciamo che adesso il progetto è gratuito.

Come si sostiene?

Come sai, le startup hanno bisogno di tanti esperimenti per capire come come svilupparsi, come sostenersi. Abbiamo già fatto un paio di esperimenti di monetizzazione e, possiamo tranquillamente dirlo, sono falliti.

Uno degli esperimenti che avevamo in mente era far diventare le tecniche domicilio a pagamento dal caso numero 3, a una cifra bassa, ma non ha convertito, o meglio, non rispetto alle percentuali che ci potevamo aspettare.

E quindi abbiamo deciso di rendere Detective a domicilio online, completamente gratuito. E faremo sempre e comunque più o meno un caso ogni mese andando avanti con questo format.

Dove pensiamo di poter monetizzare? Sicuramente con una sponsorizzazione.
Quindi stiamo cercando attualmente sponsor per avere un ritorno economico, almeno sotto il profilo dei costi. Non stiamo parlando di guadagni adesso, ma solamente di coprire costi.

E un’altra idea che verrà sviluppata sicuramente è un gioco “fisico”, cartaceo. Probabilmente lo lanceremo in crowdfunding e in tempi abbastanza brevi.

L’importanza del gioco cartaceo però è anche un’altra: vogliamo che le persone che hanno voglia di implementare ciò che stanno sperimentando possano farlo anche praticamente, quindi nel gioco in scatola sicuramente ci sarà la cartina di The Big City e in qualche modo i personaggi che solitamente trovate durante le e-mail.

Sarà un caso molto particolare, appositamente dedicato alla parte cartacea, questa è una delle idee di monetizzazione.

Concludo dicendo che la vision è sicuramente, sul lungo periodo, di essere riconosciuti come “Quelli del crimine” in Italia. Questa è una grande ambizione, lo so, ma è il nostro desiderio.

Inoltre, noi non arriveremo ma a produrre una storia dove se tu vuoi sapere il colpevole paghi, altrimenti ti arrangi. Noi stiamo cercando di dare la migliore esperienza possibile all’utente.

Questo perché non crediamo nella distinzione tra Entertainment e Qualità, noi pensiamo che si possa fare intrattenimento e nello stesso tempo veicolare alcuni concetti che raccontano bene i meccanismi dell’essere umano.

E questo vale sia per chi ama l’online che i vecchi giochi da tavolo e per chi ha appena comprato un visore per la realtà aumentata… il nostro è un “ecosistema” senza limiti.

Che mi dite riguardo all’idea di portarle su una community dove possano iniziare a conoscersi, a fare squadra… Ci avete già pensato?

Siamo contenti perché ci sono stati addirittura tentativi “autonomi”, partiti dai nostri utenti, di organizzarsi su gruppi per risolvere i casi. Per ora il nostro obiettivo è quello di sviluppare l’esperienza nel miglior modo possibile.

Sicuramente la community è un obiettivo per il futuro.
Siamo fortemente convinti dell’utilità del contenuto anche generato dagli utenti, cioè saremmo contenti se poi fossero i nostri utenti a darci idee per far proseguire i casi e svilupparne di nuovi.

D: Francesco, tu vuoi aggiungere qualcosa sul tema della community?

Aggiungo che proprio proprio in questi giorni stiamo creando un contenitore tra di noi, una specie di grande grande lavagna di brainstorming, proprio per dare ulteriori esperienze alla community, quindi sottoscrivo ogni parola di quello che ha detto Ricky.

Inoltre stiamo cercando di creare una specie di “caffè letterario”, che abbia molto la caratteristica dell’ecosistema. C’è dietro un grande lavoro, in questo momento siamo impegnati ad affrontare i “mostri dei software” che danno filo da torcere a livello tecnico.

Tra scrivere un progetto come il vostro e scrivere un giallo da leggere in poltrona dall’inizio alla fine, quali sono le differenze?

Qui ci vuole un project management, perché senza è un gran casino. Serve gran coordinazione, e quindi utilizziamo sostanzialmente due tool per aiutarci, uno è Miro e l’altro è Click up per assegnare i task.

La differenza più grande è il ruolo da protagonista che ha l’utente. Cioè si passa da soggetto passivo nel libro a soggetto attivo nel gioco. Devi risolvere l’indagine attivamente concentrandoti su tutte le informazioni che di volta in volta ti diamo.

Per questo creiamo una vera e propria storyboard, una mappa che collega ogni elemento. Noi concepiamo la storia come viva, dinamica. Vorremmo arrivare a una creazione simile a quella del libro, ma molto densa e molto multimediale. Vedremo fra i progetti futuri.

Tra le varie storie, come riuscite a organizzare la timeline, che è la parte più difficile?

La timeline per ora è comunque abbastanza gestibile perché si tratta di tre casi. Quello che ci ha aiutato molto è non definire un immaginario di 10.000 personaggi diversi, ma stabilire alcuni personaggi principali che ruotano attorno al detective e che hanno un loro sviluppo parallelo.

Qui individuo un’altra differenza rispetto al libro: l’ordine cronologico è in base all’utente, cioè tu ti iscrivi e ti arriva il primo caso, non l’ultimo che abbiamo costruito, poi ti arriva il secondo e poi il terzo.

Questo anche perché i casi sono costruiti per livelli, cioè noi ti facciamo un piccolo caso iniziale, che è più semplice, per poi farti avanzare. Inoltre, interagiamo con i detective accompagnandoli e aiutandoli.

Seguiamo i meccanismi industriali e produttivi delle serie tv. Abbiamo visto quanto il singolo episodio si può legare con il successivo e quanto il singolo avvenimento può essere autoconclusivo oppure può essere qualcosa che si collega a un altro evento.

Quindi la tua domanda è, come siamo riusciti? Ci stiamo provando. Cercando di essere un’azienda che vede il prodotto anche dal punto di vista industriale, noi non abbiamo lasciato di nulla alla fantasia e basta. La nostra creatività segue una moodboard, una scaletta, una struttura. Certo, quando saranno 20 episodi sarà più complesso.

D: Mi viene facile fare un parallelo con il mondo DC Comics o l’universo Marvel, dove ogni tanto le storie convergono fra loro. Anche questo potrebbe aiutarvi a non impazzire all’infinito.

The Big City è veramente The Big City, non solo nel nome: è un mondo di possilibità.

Diciamo per bene l’indirizzo del sito web dove poter giocare:

www.detectiveadomicilio.it, molto semplice.

Ci trovate anche su Instagram e su Facebook, ma in generale basta una mail: cliccate e vi arriva subito la prima, e sono programmate per arrivare circa ogni 48 ore, in modo tale da dare il tempo di conciliare l’indagine con i tempi delle cose di tutti i giorni.

C’è ancora qualcosa che volete dire che non vi ho chiesto?

Chiedici: ma voi vi siete mai incontrati? Boh, io non so chi sono questi due!
Di persona non ci siamo mai incontrati, quindi insomma, è anche una dimostrazione delle potenzialità di questo famoso “remoto”.

C’è un “easter egg” che possiamo dire: una vittima dei nostri casi è un omonimo di Cristiano. Anche per scherzo inseriamo qualcosa di particolare nei casi, poi vedremo se qualcuno lo noterà.

Ultimissima cosa: nella nostra community ci sono persone che hanno anche interessi molto diversi tra loro. Sono comunque persone che vogliono essere coinvolte, che sono attente a quello che noi inviamo, perché ovviamente è qualcosa di interattivo, quindi sono un pubblico attivo per eventuali sponsor.

Le storie, pur essendo un crime, sono molto rispettose e molto educate. Non sono mai inutilmente violente, non sono mai ciniche, sono inclusive.

I detective sono donne, sono uomini… Abbiamo dei grandi valori: siamo contro l’inquinamento, siamo contro l’omofobia, siamo contro le discriminazioni, i personaggi possono essere di qualsiasi etnia.

Insomma, sia per l’utente che per lo sponsor, che per la bellezza da lasciare nel passaggio in questo mondo, Detective a Domicilio è veramente qualcosa che sposa i valori veri della Gen Z.

D: Molto bene. Grazie ragazzi. Cristiano, volevi aggiungere qualcosa in chiusura?

Una curiosità, un dato puramente statistico che potrebbe essere interessante: il 68% degli utenti sono donne. Un risultato che non mi sarei aspettato inizialmente.

E naturalmente, Davide, auguriamo buona indagine!
Vi aspettiamo a indagare, ovviamente, su detectiveadomicilio.it.

D: Grazie a Riccardo Vocca, Francesco Paolo Esposito e Cristiano Lugara’, e noi ci ritroviamo per la prossima puntata!

Come sempre, l’invito è di ascoltare l’intervista sul mio Pocast, questa volta in più potete anche vederla su YouTube.

 

 

Ascolta “Detective a domicilio | Episodio 131” su Spreaker.

 

 

 

 

Immagine da Depositphotos


Resta aggiornato

Iscriviti alla newsletter

Iscrivendomi accetto il trattamento dei dati come descritto nell'informativa privacy.

Podcast
Linkedin
Instagram
Facebook
Twitter
Telegram
Email