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Coltiva la tua tribù

Qualche giorno fa ero a cena con gli amici di Assipod, l’associazione italiana podcaster.

Tra un sorso di birra e uno morso di questo e quello, uno dei temi di cui abbiamo parlato sono state le community degli ascoltatori che ci seguono sui podcast.

Ci siamo confrontati su approcci e teorie, su percentuali di crescita da una parte e sui numeri effettivi del mercato dall’altra, così come sulle opportunità del podcast di aumentare la propria rete di contatti e consolidare il nostro posizionamento.

Una volta tornato a casa, pieno dell’entusiasmo dell’incontro ho ripreso in mano le note di “Tribù” di Seth Godin, edito in Italia da Roi Edizioni.

Cosa significa coltivare la propria tribù?

Facciamo un passo indietro e torniamo all’origine.

Immaginiamo oggi di invitare 10 persone a casa nostra: quello è un gruppo di persone.

Per le successive 2 ore saremo ancora un gruppo di persone, ma una volta salutati tutti, torneremo a essere 10 persone distinte e singole.

Immaginiamo invece che in queste due ore, a un certo punto, uno di noi proponga un’idea o lanci una sfida: all’improvviso potremmo assistere a una polarizzazione dell’interesse intorno a questo argomento.

Le sedie si avvicinano, le persone si porgono in avanti, le distanze si riducono e forse potrebbe nascere una community.

Per saperlo dovremo aspettare qualche mese e vedere che cosa succede: di sicuro qualcuno si sarà perso per strada e ci sarà anche qualche volto nuovo.

 

Cos’è una community

Che cos’è quindi una community?

La definizione che do durante i miei corsi è che la community è un gruppo di utenti in che si scambiano messaggi e partecipano a momenti di discussione e confronto su argomenti di comune interesse.

E una tribù? Possiamo usare questa parola come sinonimo di community?

No.

O meglio la tribù è un “di cui” di una community.

Immaginiamo ancora il progetto famoso dei nostri amici, questa volta spostiamoci in avanti nel tempo di otto, dieci, volendo anche dodici mesi.

Se il progetto ha funzionato, potremmo trovarci di fronte a una delle tante manifestazioni della legge 80/20 di Pareto: c’è un numero ristretto di persone diciamo il 20% che genera l’80% delle discussioni all’interno della community.

Se prendiamo quel 20% tutto insieme, quella è la tribù, la cerchia ristretta di relazioni intorno al tema scelto o… alla persona scelta.

Tu ce l’hai una community?

Sì? Se sicuro che sia una community e non un gruppo di persone? E come trasformiamo una community in una tribù?

Questo è un tema di cui ho già parlato in diversi articoli qui sul blog (e anche nel mio podcast), ti lascio il link nelle note e leggi l’articolo “Creare una community per una graphic novel”.

Oggi voglio andare oltre quelle prime riflessioni e collegare il concetto di tribù a quello di mille veri fan.

Nel suo libro, Seth Godin cita un articolo di Kevin Kelly dove ha descritto efficacemente il mondo dei “mille veri fan”:

“Secondo la sua opinione, un vero fan è un membro della tribù che ha davvero a cuore voi e il vostro lavoro. Questo vuol dire che sarà disposto ad attraversare la strada per acquistare nel vostro negozio o che porterà un amico ad ascoltare un vostro intervento o investirà un modesto extra per finanziarvi.”

 

Una tribù di mille veri fan

Continua, sempre Seth Godin, con queste riflessioni:

A un artista basta avere una tribù di mille veri fan; sono sufficienti, perché mille fan gli dedicheranno abbastanza attenzioni e sostegno affinché possa godere di un buon tenore di vita, contattare altri sostenitori e compiere un lavoro fantastico.”

Basterebbe a ognuno di noi avere 1.000 ascoltatori fissi al proprio podcast?

Ci basterebbe avere 1.000 lettori che comprano e leggono i nostri libri?

Sì, e ce lo spiega Seth Godin:

Un fan di una tribù porta tre amici a un concerto o al vernissage di una mostra, paga un po’ di più per accaparrarsi la prima edizione di un libro o per acquistare la versione cartacea, invece di limitarsi a navigare sul sito web. […] Un vero fan comunica con altri veri fan e amplifica l’attenzione tributata all’artista.”

Quindi se vogliamo creare una tribù, dobbiamo chiederci: cosa stiamo facendo per creare qualcosa di così eccezionale che spinga le persone a scegliere noi, piuttosto che passare del tempo sulla propria piattaforma di streaming preferita?

Riusciamo in ogni singolo nostro appuntamento a dare qualcosa di unico e speciale?

Riusciamo a conoscere così bene quel 20% delle persone della nostra tribù al punto tale da anticipare le loro richieste, creare stupore ed effetto wow con qualcosa di inaspettato?

Come possono le parole del nostro podcast, del nostro libro o dei nostri video, parlare dritti al cuore di quelle persone?

Perché le frasi, le parole, le riflessioni sono tutte indirizzate verso l’obiettivo principale di aiutare le persone della community, anzi della tribù, a crescere, a migliorare, a prosperare e per farlo proviamo in ogni occasione a creare qualcosa di eccezionale che meriterebbe di essere diffuso attraverso il passaparola che ne aumenterebbe ancora di più la portata.

 

Il passaparola

Il passaparola è una metrica della nostra forza di comunicazione, della nostra capacità attrattiva e della portata della nostra rete.

Il passaparola è fondamentale e proprio perché è fondamentale, non possiamo restare con le mani in mano e aspettare passivamente che si “scateni da solo”, dobbiamo mettere le nostre idee al centro della stanza e soffiare con tutta la forza che abbiamo nei polmoni per far sì che il nostro messaggio arrivi ai quattro venti.

Se riusciremo in questa impresa -e sì, creare da una community una tribù è un’impresa- allora saremo molto vicini al traguardo successivo, quello dei 1.000 veri fan.

E se siamo arrivati lì, cosa facciamo?

Be’ ve lo racconto in uno dei prossimi articoli.

Ascolta “Coltiva la tua tribù | Puntata 104” su Spreaker.

Immagine da Depistophotos.

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