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L’arte di raccontare storie

Siamo fatti di storie.

Le persone vogliono ascoltare storie, sono avide di storie.

E allora noi come autori, scrittori, creatori di contenuti, diamogli storie, emozioni, vita.

Che cos’è l’arte di raccontare storie?

È la capacità di usare il linguaggio per raccontare una storia a un pubblico ben definito utilizzando immagini ed emozioni visive specifiche.

L’attore americano Ted Lange una volta ha detto:

“Gli artisti dovrebbero sempre pensare a se stessi come strumenti cosmici per raccontare storie.”

Dovremmo prima di tutto iniziare a considerare noi stessi come artisti, come plasmatori di intuizioni e creatività, come mezzi per portare nel mondo un’idea, un pensiero, un messaggio.

Siamo cantastorie moderni, menestrelli digitali, pronti a intrattenere corti virtuali con persone che accorrono da tutto il mondo per ascoltare le nostre storie.

E vogliamo che queste storie siano forti, memorabili, sensazionali.

Se vi state chiedendo “ma perché ci raccontiamo storie”?

Una delle più belle risposte è in questa poesia di Lisel Mueller intitolata “Why We Tell Stories”; parafrasando alcuni dei suoi versi, ve la racconto così: 

“Raccontiamo storie perché ci siamo seduti accanto al fuoco nelle nostre caverne, e poiché eravamo poveri, ci siamo inventati una favola su una montagna piena di tesori che si rivela solo a noi e poiché eravamo sempre sconfitti, abbiamo inventato enigmi impossibili che solo noi possiamo risolvere, mostri che solo noi possiamo sconfiggere, donne che non possono amare nessun altro.

Ci raccontiamo storie perché la storia della nostra vita diventa la nostra vita e ognuno di noi racconta la stessa solita storia in modo diverso e nessuno la racconta due volte nello stesso modo.

Le nonne abili come ragni tessono storie che vogliono incantare i bambini, mentre i nonni ci convincono che quello che è successo è successo per merito loro.

E anche se ascoltiamo solo qualche parola qua e là con un orecchio solo quando sarà il nostro momento, creeremo anche noi la nostra storia che inizierà con la congiunzione e.”

Copertina del libro Manuale di storytelling. scritto da Andrea FontanaSe chiediamo il perché della radice profonda delle storie, invece, ad Andrea Fontana autore di “Manuale di Storytelling: Raccontare con efficacia prodotti, marchi e identità d’impresa” edito da Rizzoli Etass, nel suo libro scrive:

Viviamo in una dimensione narrativa. Dall’automobile alla camera da letto, dai cellulari ai reality televisivi, la nostra vita quotidiana è costantemente avvolta da una rete narrativa che filtra le nostre percezioni, stimola i nostri pensieri, evoca le nostre emozioni, eccita i nostri sensi, determinando risposte multisensoriali.

Poche pagine più avanti nello stesso libro, Andrea Fontana cita Petrucco, De Rossi, 2009 con queste parole:

è molto di più del semplice raccontare storie. È un approccio comune a molte scienze: dalla sociologia all’economia, dalla giurisprudenza alle scienze politiche, lo storytelling diviene anche una disciplina manageriale e organizzativa, che – in questo “accerchiamento narrativo” – diventa strumento indispensabile con cui essere ascoltati e scelti

Ci sono tre domande che sono in comune tra il mondo del public speaking e quello della narrazione (preferisco questo termine all’inglese storytelling): prima di tutto dobbiamo chiederci quale storia vogliamo raccontare, poi domandarci a chi la raccontiamo e infine quale reazione vogliamo provocare nel pubblico che ci legge o ci ascolta?

Facciamo un esempio: se volessimo raccontare la favola di “Cappuccetto Rosso”?

Attingendo ai ricordi della mia infanzia più o meno i punti chiave della storia sono questi: 

  • la bambina esce di casa
  • incontra il lupo per la prima volta 
  • attraversa il bosco
  • arriva a casa della nonna
  • viene mangiata dal lupo
  • viene salvata dal cacciatore

Ora proviamo a rispondere alla seconda domanda: a chi la raccontiamo?

E qui si apre un mondo di possibilità che fa da ponte tra questa storia e la creazione dei contenuti.

Così come quando creiamo contenuti destinati a diversi media – i social, i blog, la stampa, la pubblicità e così via – ci chiediamo “qual è il target ideale del nostro contenuto?”; e in modo analogo quando lavoriamo sul nostro libro proviamo a tenere sempre a mente “il lettore ideale al quale stiamo parlando”, possiamo farci una domanda simile anche per le nostre storie.

Come sarebbe “Cappuccetto Rosso” se fosse raccontata all’interno di un romanzo giallo o thriller? Quanto c’è ad esempio di ispirato a questa storia nel celebre romanzo di Joel Dicker “La verità sul caso Harry Quebert”? E se dovessimo raccontarla ad un pubblico di amanti del genere urban fantasy? 

Definire il pubblico dei destinatari ci consente di stabilire le parole da utilizzare, il linguaggio, la quantità di dettagli, le espressioni più o meno ricercate da utilizzare.

Senza contare che avere ben chiaro a chi la raccontiamo la storia dà spessore, contenuto, volume e forma a uno scheletro di storia che potrebbe svilupparsi e lievitare in ogni direzione.

Arriviamo al terzo e ultimo nodo da sciogliere per padroneggiare l’arte di raccontare storie: trovare la nostra direzione.

La direzione è il terzo elemento fondamentale: la direzione è data dalla risposta alla domanda sullo scopo, sulla reazione che vogliamo ottenere. Perché a questo pubblico sto raccontando questa storia? Cosa vogliamo che faccia dopo che l’ha ascoltata o letta?

Possono essere chiamate all’azione concreta, possono essere provocazioni che creano reazioni. Se vi trovate di fronte a persone che sanno raccontare storie, voi forse non ve ne accorgerete, ma loro uno scopo e un obiettivo, una direzione e una destinazione ce le hanno ben chiare in mente e state pur certi che è lì che vi porteranno.

E anche per voi quando avrete preso dimestichezza con questa struttura, arriverà il momento che in modo del tutto naturale e spontaneo troverete senza pensarci la risposta a queste tre domande e la storia nascerà da sola dentro di voi.

Poi dovrete semplicemente scegliere il mezzo per raccontarla: un post sui social, un articolo sul blog, una puntata di un podcast, un video su YouTube o quello che più si adatterà ai vostri obiettivi.

Tutto parte da queste 3 domande che voglio riepilogare:

  • Quale storia vogliamo raccontare?
  • A chi la raccontiamo la storia?
  • Quale reazione vogliamo provocare nel pubblico che ci legge o ci ascolta?

L’arte di raccontare storie che rimangano nella mente di chi le legge o le ascolta sta proprio nel come decidi di rispondere a queste domande.

Ora tocca a te, prova a rispondere ai 3 punti che ho elencato qui sopra e inizia a dare forma alla tua storia.

Se ti piacciono sfide creative di questo tipo, ne troverai molte all’interno del progetto di scrittura Writers And Readers, scoprile partecipando al prossimo incontro online.

Ascolta “#80. L’arte di raccontare storie” su Spreaker.

Photo by Mike Erskine on Unsplash


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