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Trova il tuo personal branding

Come faccio a definire meglio il mio personal branding?

La scorsa settimana ero in aula con un gruppo di studenti, futuri digital marketing manager.

Abbiamo parlato di personal branding, di posizionamento e di proposizione unica di valore.

Poi è arrivata questa domanda e per rispondere a loro, abbiamo lavorato insieme sul cliente ipotetico “tata Matilde”.

Tata Matilde è un cliente fittizio studiato ad hoc per la nostra esercitazione: ha deciso di investire sul proprio posizionamento per differenziarsi da tutte le altre baby sitter o persone che curano i bambini quando i genitori non ci sono.

La sfida di questa nostra ipotetica tata era quella di arrivare a farsi pagare almeno €35 l’ora: come farlo in un mondo di offerte spesso sotto i €10?

Alessandro Mazzù autore di Brand Medi Per aiutare i ragazzi in questo progetto ho condiviso con loro alcuni spunti tratti dal libro di Alessandro Mazzù, “Brand Me: Il Personal Branding A Modo Mio” edito da Flaccovio Editore.

Il primo punto chiave che ho condiviso è: “Se riesci a distinguerti, non dovrai competere perché le persone vorranno lavorare con te, a prescindere dal tuo costo”, un messaggio che Alessandro ha ben chiaro e che ribadisce non solo in questo libro, ma anche nel suo podcast che ascolto ogni settimana.

Potremmo dire che il personal branding ha come obiettivo di “sottolineare una caratteristica che ci è propria e che ci distingue dai nostri concorrenti.

Come si arriva a questo risultato? Alessandro Mazzù svela che, prima di tutto, quando si lavora sul personal branding, che sia il proprio o quello di Tata Matilde in questo caso, dobbiamo partire da queste domande:

  1. A cosa sto puntando? 
  2. Qual è l’obiettivo dell’attività che sto facendo oggi? 
  3. Cosa dovrei guadagnare da quello che sto facendo? 
  4. Cosa ho fatto, in passato, in una situazione simile? 
  5. Voglio ripetere le stesse azioni? O voglio cambiare qualcosa? 
  6. E gli altri (i colleghi, i clienti, i datori di lavoro) cosa pensano di guadagnare da questa situazione? 
  7. A cosa devo stare attento, in base alla mia esperienza, per raggiungere il migliore dei risultati?

 

Rispondere a queste domande è solo l’inizio del proprio viaggio nel personal branding, il passaggio successivo è provare a prendere carta e penna e completare queste frasi:

A quale nicchia di mercato mi rivolgo?

Quale problema, esigenza, bisogno risolvo?

Cosa aiuto ad apprendere?                 

Cosa aiuto a fare/realizzare? 

Ho un mio metodo o soluzione?              

Utilizzo uno strumento, un servizio o un prodotto specifico?

Opero in una città, regione o nazione specifica? Oppure solo tramite il web?

 

Queste domande, così come le precedenti, hanno un unico scopo: aiutarci a fare chiarezza, ma soprattutto a creare una prima divisione tra quello che sappiamo fare dannatamente bene e quello in cui ce la caviamo.

Ad esempio a me piace giocare a pallavolo, così come piace farmi la mia corsetta di un’ora due o tre volte a settimana.

Non mi sento affatto né un giocatore esperto, né un maratoneta pronto per New York. Sono elementi che mi appartengono, ma non mi connotano in modo così unico e specifico. 

Hobby, sport, interessi fanno parte della nostra personalità, ma se non sono una passione forte, non rientrano negli aspetti sui quali vogliamo portare l’attenzione attraverso il nostro personal branding.

Il nostro compito è scommettere sui nostri punti forti, quelli che “si vedono lontano un miglio”: magari siamo particolarmente bravi con un software o un canale social, magari sono le nostre esperienze che ci connotano in un modo piuttosto che in un altro.

Dobbiamo partire da qui per iniziare a costruire il nostro valore e mettere in luce gli aspetti chiave che ci appartengono, che sono solo nostri.

Le tue esperienze sono la tua più grande ricchezza”, ci ricorda Alessandro Mazzù e aggiunge “Quello che hai imparato fino a ora ti dà l’autorità di essere l’esperto della tua vita.”

Questa analisi su sé stessi, questo lavoro di ascolto, di valutazione, di analisi delle proprie competenze, degli interessi, delle passioni, di quello che ci attira e quello che ci respinge ha come unico scopo quello di arrivare a raccontarci in una decina di parole che raccontano chi siamo.

Nel suo libro Brand Me, Alessandro Mazzù ci suggerisce di provare a raccontarci così:

[Mio nome e cognome] aiuto [chi? Quale nicchia di mercato?] a risolvere [quale problema, esigenza, bisogno?] o ad apprendere [cosa?] o a imparare a fare [cosa?] attraverso [quale metodo o soluzione?] o attraverso [quale strumento, servizio o prodotto?] dove [città, regione, nazione? Solo sul web?]

Tornando alla nostra Tata Matilde e ai miei studenti, applicando queste riflessioni di Alessandro siamo arrivati a descrivere un prototipo di Tata evoluta.

Se la nostra Tata Matilde deve distinguersi dalle altre, deve mostrare le proprie esperienze e così un gruppo ha evidenziato il fatto che sapesse più lingue e che fosse in grado di insegnarle, un altro gruppo ha puntato sulle sue capacità come infermiera, un altro ancora sulla sua laurea in psicologia per arrivare poi a un gruppo che ha creato una tata tuttofare, più simile a una divinità con otto braccia.

Cosa avevano in comune tutte queste proposte? L’esperienza pregressa della tata e una univocità di qualità evidenziate.

Adesso tocca a te, ripercorri il testo di questa puntata e prova a tua volta a rispondere a queste domande per affinare il tuo personal branding.

Vuoi approfondire questo tema? Allora compra subito il libro “Brand Me: Il Personal Branding A Modo Mio” scritto dall’amico Alessandro Mazzù, è edito da Flaccovio Editore, un editore che su questi temi è una garanzia.

Alessandro ha anche un podcast su questo tema, ascolta anche lui, ti guiderà puntata dopo puntata tra le mille sfaccettature del personal branding. 

Vuoi condividere questo esercizio con me? Fallo pure nei commenti, proverò a darti un feedback specifico!

 

 

Ascolta “#72. Trova il tuo personal branding” su Spreaker.

Photo by Patrik Michalicka on Unsplash


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