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Tra le righe degli algoritmi

Hai mai sentito parlare dell’algoritmo di Facebook, o di quello di Instagram o Twitter?
Hai mai letto in rete di qualcuno che si lamenta perché gli algoritmi di questo o quel social lo penalizzano?

Questo articolo continua la serie di appprofondimenti sul tema degli algoritmi, cercheremo di capire meglio come muoversi in modo agile tra le maglie degli algoritmi e trovare il proprio posto nel mondo digitale in compagnia dei vostri lettori.

Vi ricordate cosa sono gli algoritmi?

Come spiega Ennio Peres, uno dei più grandi divulgatori matematici italiani, nel suo libro “Che cosa sono gli algoritmi” edito da Salani Editore, ci dà questa definizione “un algoritmo è semplicemente un procedimento studiato per risolvere un determinato problema”.

Per farvi un esempio, qualsiasi ricetta che seguite passo passo fino alla fine è un algoritmo.
Qualsiasi comportamento ripetitivo che eseguiamo ogni giorno potrebbe essere rappresentato tramite un algoritmo, anche le operazioni che fate ogni mattina per scaldare il latte, il tè o il caffè.

Quindi, come avete ormai capito un algoritmo è una sequenza finita di istruzioni che permette di ottenere un risultato specifico partendo da una data situazione iniziale; in tutte le situazioni in cui siamo in presenza di dati codificati, l’esecutore meccanico è sempre molto più veloce e affidabile rispetto all’essere umano.

In parole povere se diamo ad un computer una serie di dati da elaborare, spiegandogli in modo preciso quale risultato vogliamo ottenere, il risultato di questa elaborazione sarà veloce, quasi sempre immediato, preciso, anzi potremmo dire esatto e replicabile.
L’esito sarà sempre lo stesso: in questo abbiamo una grande certezza, i computer non sbagliano mai.

Lo so, qualcuno di voi potrebbe obiettare e dire che questa mia affermazione non è proprio vera al 100% e che i computer a volte sbagliano: è parzialmente vero, Infatti alla base di ogni algoritmo ci sono delle persone che scrivono le istruzioni semplici, i passi che devono essere eseguiti ed è uno dei motivi per cui si ritiene che i computer non siano sempre affidabili, proprio perché i programmi che li pilotano sono scritti appunto da persone che possono anche commettere errori, si chiamano bug.

Quando i nostri computer, tablet o smartphone scaricano gli aggiornamenti, quasi sempre oltre a introdurre nuove funzionalità, questi update contengono anche diversi bugfix, correzioni dei bug.

Ma torniamo ai nostri algoritmi, perché di nuovo anche i social network sono costruiti su algoritmi e ogni social ne contiene un numero enorme ognuno con il suo compito, le sue funzioni e i suoi risultati: anche la semplice operazione di cambio password sui social è governata da un insieme di istruzioni ben precise, così come il cambio di immagine sul nostro profilo.

In particolare, dovete sapere che di nuovo sono gli algoritmi a determinare quali contenuti vediamo nel nostro flusso di contenuti, in gergo stream, su Facebook, Instagram ma anche su Twitter o Linkedin.

C’è sempre una prima fase nei primi mesi o anni di vita di un social network in cui agli utenti vengono mostrati tutti i contenuti della propria rete di follower, poi appena il social di turno decolla, è evidente che è impossibile tenere il passo tra contenuti mostrati agli utenti e allo stesso tempo, contenuti prodotti da quegli stessi utenti.

Quali sono i numeri in campo? Di quali cifre stiamo parlando?

Giunta alla settima edizione, la ricerca “Data Never Sleeps”, mostra quanti diversi contenuti sono creati sui social in 60 secondi.

Ad esempio, nel 2019 su Instagram sono state pubblicate 55.140 foto e ben 277.777 storie ogni minuto.

Ha numeri altrettanto importati Twitter dove ogni minuto vengono pubblicati quasi  511.200 tweet, mentre nello stesso tempo su Google si fanno oltre 4.497.420 ricerche e si guardano ben 4.500.000 di video su Youtube.

Questi numeri spiegano in modo abbastanza intuitivo la necessità di introdurre criteri di scelta e selezione basati sulla qualità dei contenuti: si passa quindi da un modello iniziale “faccio vedere tutti i contenuti di un utente a tutti i follower che lo seguono”, ad un modello che si è evoluto in  “scelgo i contenuti migliori e li condividi con una parte dei follower”.

Sono gli algoritmi a determinare i contenuti vincitori per qualità che saranno quindi condivisi con gli utenti e il vincitore.

Come ci ricorda sempre Ennio Peres nel suo libro per algoritmo si intende una procedura composta da una sequenza di istruzioni, che consente di conseguire un determinato risultato partendo da una situazione iniziale assegnata.

Per cui data la sfida iniziale: come determinare quali contenuti siano di qualità per un gruppo di utenti, per trovare la risposta bisogna partire da alcuni dati oggettivi, le variabili in gioco che sono un po’ come gli ingredienti in una ricetta.

Sui social network il risultato dell’applicazione di questi algoritmi è un punteggio di qualità, che ci permette così di ordinare i post dal più rilevante (il primo in alto che viene mostrato agli utenti) al meno interessante, che è praticamente impossibile vedere, se non scorrendo migliaia e migliaia di post.

Gli algoritmi sui social network servono proprio a questo: a dare un valore ai contenuti che scriviamo, quello che in gergo viene chiamato anche “peso”.

Non tutti i post che scriviamo sui social network hanno lo stesso valore: ad esempio un post che contiene solo testo avrà una valenza minore rispetto ad uno contenente una foto o un video.

Un altro fattore che determina il valore di un post è il tipo di interazioni collegate al singolo contenuto e che hanno un’importanza differente che segue più o meno questo ordine su tutti i principali social:
● Il numero di mi piace
● Il numero di commenti
● Il numero di condivisioni

Più nello specifico gli algoritmi di visualizzazione privilegiano le interazioni significative, chiamante anche meaningful interactions, gli scambi personali tra utenti, che godono di maggiore visibilità rispetto ai contenuti creati dalle aziende.

Sui social network c’è un’altra variabile importante, il tempo: se nei primi minuti in cui viene pubblicato un post ci sono subito interazioni con la propria rete di contatti, questo post guadagna punti bonus e scala verso l’alto, se invece non riscuote il successo dei vostri follower potrebbe rapidamente scomparire nella coda lunga dei post che non vengono più mostrati.

I post hanno anche un tempo di decadimento: man mano che passa il tempo tra la data di pubblicazione del singolo post e le interazioni che riceve sono più lontane, il valore del post decade e si indebolisce fino a perdere di significato.

Il tema degli algoritmi di ordinamento sui social è una materia complessa, vi ho parlato di una manciata di elementi, ma tenete presente che Facebook per determinare i post più rilevanti per ognuno di noi, considera più di 100.000 fattori.

Riepilogando, concludo l’articolo con 3 concetti utili, un invito e un consiglio.

  1. curate i vostri post e privilegiate il più possibile contenuti che contengano foto e video, generano in partenza più interazioni; curateli perché sui social vince la regola “la qualità dei singoli post batte la quantità dei post”.
  2. a che ora sono presenti i vostri fan e follower sui singoli social? Grazie alle statistiche di ogni social potere capire qual è l’orario migliore per postare i vostri contenuti sperando nel maggior numero di persone collegate della vostra rete e aumentare le vostre possibilità di far interagire la vostra rete con i vostri post.
  3. visto che i social privilegiano le interazioni tra persone, usate il vostro profilo personale il più possibile per condividere i vostri contenuti sui social, così come per amplificare i post delle pagine aziendali che gestite.

L’invito è per partecipare in diretta alla mia prossima sessione online.
Sabato 26 settembre terrò un workshop di 3 ore proprio su questi argomenti in collaborazione con gli amici di Passione Scrittore, il selfpublishing di Mondadori Store.

Copertina Ennio Peres AlgoritmiInfine, il consiglio è di comprare e leggere il libro “Che cosa sono gli algoritmi”, scritto da Ennio Peres, ed edito da Salani Editore, ci servirà per tornare nelle prossime puntate ancora sugli algoritmi e parlare di grafi e di come si possono usare gli algoritmi per predire l’andamento delle elezioni.

Se pensate che sia una pratica recente, in “Che cosa sono gli algoritmi”, ci viene svelato che la prima volta in cui un computer è stato utilizzato per questo scopo è stato nel lontano 1952, dove, analizzando solo i voti del 7% della popolazione, si riuscì a predire la vittoria di Dwight Eisenhower con un margine di errore solo dell’1%.

Nel libro troverete tante altre curiosità e approfondimenti interessanti, buona lettura!

Ascolta “#13. Algoritmi tra le righe” su Spreaker.

 

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

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