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La maniglia

Io sono una maniglia, ma non una di quelle comuni, dozzinali.

Sono un oggetto unico, creato agli inizi del novecento, interamente ricoperta d’oro.

Poi arrivarono le guerre, la povertà, i saccheggi: mi ricoprii di polvere, sporco e incrostazioni.

Fui gettata in un cimitero di ferri vecchi arrugginiti insieme a tanti altri pezzi di metallo, anonimi e silenziosi.

 

Due anni fa un uomo mi ha comprata per da un rigattiere.

“Scusi, quanto vuole per questa maniglia?”

Non potevo credere ai miei occhi, c’era finalmente qualcuno interessato a me. Mi protesi con tutto il mio corpo per non perdere nemmeno una parola del loro discorso. Presto avrei sentito il prezzo del mio valore. Mi sentivo rinascere, come una fenice che torna a nuova vita.

“Due euro”, rispose il rigattiere.

“Due euro?” Vi rendete conto? Due euro? Mi voleva vendere per due euro. Inaccettabile!.Cercai di incastrarmi tra due pezzi di latta, di nascondermi dietro un vecchio tubo.

Fu tutto inutile: l’uomo mi prese e mi porto a casa sua.

Mi lucidò per due giorni di fila, senza sosta, fino a quando fu soddisfatto del risultato: ad essere sincera lo ero anch’io. 

Poi si alzò in piedi, impugnò nella destra il trapano, mi prese con la sinistra e si diresse verso la porta. 

“Ehi, ehi, cosa vuoi fare? No, no fermo, fai piano, piano piano… Voglio l’anestesia..”

Accadde tutto in un attimo, poi mi ritrovai perfettamente incastonata nella porta, come un diamante su un anello, come se fossi stata creata proprio per questo scopo.

Sento la sua mano stringersi intorno al mio corpo.

Che sensazione!

Era da tanto che non sentivo più questo calore. Poi mi ha sorriso.

 

Lo guardo lavorare ogni giorno, sapete… fa lo scrittore.

Condivido la sua gioia quando ha completato il capitolo, così come la sua frustrazione quando, irrequieto, si muove su e giù nella stanza a caccia di idee.

Ci sono giorni in cui è veramente ispirato. Scrive una pagina dopo l’altra, come se ci fosse una musa silenziosa a dettagli le parole.

E’ in quei giorni che io mi protendo tutta, che mi espando, mi avvinghio alla porta, mi sprango.

Non voglio che nessuno lo disturbi.

Non voglio che anche una sola scheggia di ispirazione scappi, prima di essere catturata dalle sue parole.

In silenzio lo guardo, sua fan silenziosa, lo contemplo e mi perdo nella sua immagine.

Sapete sono proprio una maniglia fortunata.

 

 

Photo by Jan Tinneberg on Unsplash

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